La storia di Otranto, Cenni storici su Otranto
Otranto è un'antica città messapica, citata da scrittori latini, con particolare riferimento al suo mare e al suo entroterra, Ydrontinus ager odierno, o "Terra d'Otranto", dal suo classico nome latino di Hvdruntum, che corrispondeva al nome del vicino torrente Idro (da ìdor, in greco "acqua").
Negli anni, si è accesa una discussione circa l'origine del nome della cittadina di Otranto: 'Ydrous nel greco classico, Hydruntum nel latino, Ydrentòs in epoca bizantina, Derentò nell'accezione greca.
I riferimenti storici dimostrano che Otranto era una città di notevole rilevanza nell'Italia antica, grazie alla sua posizione geografica di scalo obbligato per la Grecia e l'Oriente.
Durante le invasioni barbariche Otranto e i suoi abitanti seppero difendersi dai Goti, respingendoli nel 545 d.C., ma dovettero in seguito arrendersi ai Longobardi.
Sul finire del VI secolo, Otranto si trovava già sotto i Bizantini, divenendo per essi il centro dell'amministrazione delle loro province meridionali (IX sec.).
Fu proprio in tale periodo che il centro fu dotato di nuove e più salde fortificazioni, erette per proteggersi da eventuali attacchi barbarici.
Nell'epoca della seconda dominazione bizantina, Otranto raggiunse il massimo splendore.
Il suo prestigio crebbe vertiginosamente. In questa fase ci fu l'affermazione del rito greco.
Si ricordi, a dimostrazione di ciò, la piccola chiesa di San Pietro, edificata nel X secolo nel centro storico del paese.
Alla fine dell'XI secolo risale l'abbazia di San Nicola di Casole, ubicata a pochi chilometri dall'abitato, che presto divenne il cuore del monachesimo italo-greco in Puglia.
Fu considerata "una delle realtà culturali più importanti del medioevo cristiano, divenuto tra il 1347 e il 1438 il più ricco monastero dell'Italia meridionale", scrive Mario Cazzato.
Il cenobio era dotato di una ricchissima biblioteca e i suoi monaci amanuensi erano conosciuti in tutta Europa.
I bizantini, tra le altre cose, apportarono notevoli migliorie al paese e lo arricchirono con la loro arte.
Grazie al suo porto, già fiorente ai tempi di Roma, Otranto divenne nel Medioevo uno dei piú importanti centri del dominio bizantino in Italia e la capitale della Penisola Salentina che da allora si chiamò « Terra d'Otranto ».
Ma le cose stavano per cambiare. Nel 1064 la città hydruntina fu costretta a rassegnarsi al nuovo dominio normanno.Il 28 luglio del 1480, 18.000 ottomani, con una flotta di 150 navi, si mossero verso la cittadina di Otranto con l'intenzione di saccheggiarla e conquistarla.
I nuovi "padroni" non stravolsero, però, la realtà preesistente, al contrario, cercarono di apportare delle modifiche in positivo, ridefinendo le strutture di difesa, come il castello e le mura.
Nel 1088, dopo lunghi anni di lavori, fu consacrata la Cattedrale, nella cui piazza si svolgeva la vita del paese.
In quegli anni, lo scalo otrantino, ospitò spesse volte i cavalieri cristiani che combattevano nelle Crociate.
Seguirono gli Angioini e gli Aragonesi.
Dopo un'estenuante resistenza da parte degli otrantini che non volevano arrendersi, i Turchi s'impossessarono di Otranto, commettendo ogni sorta di crudeltà.
800 uomini coraggiosi, dopo aver rifiutato di convertirsi all'Islam, furono decapitati sul colle della Minerva, ed ancora oggi sono ricordati come i beati martiri otrantini.
I saraceni rimasero nella città per un anno, fino a quando gli aragonesi non entrarono nella cittadina e la liberarono, ma Otranto ormai conservava ben poco del suo vecchio fascino, difatti l'abbazia di Casole era stata distrutta, così come il commercio e la Cattedrale.
Urgeva una ricostruzione e gli Aragonesi ne furono da subito consapevoli.
Si misero immediatamente al lavoro, rimettendo in piedi la Cattedrale e le mura, e vennero riedificati i conventi dei domenicani, di San Francesco e degli osservanti e, alla fine del XIV secolo, quello dei cappuccini.
Nel cinquecento la città si rianimò, presa dalla voglia di riscattarsi e in questi anni, Otranto fu contesa dai Veneziani di nuovo dagli Ottomani e nuovamente dagli Angioini, ma fortunatamente Otranto riuscì sempre a resistere.
A partire dalla seconda metà del seicento, Otranto subì un'involuzione.
Il commercio fu soggetto ad un arresto, le manifestazioni culturali furono pressoché nulle e per di più c'era ancora la minaccia turca.
Difatti, molti degli abitanti di Otranto, ormai esausti e spaventati dalle continue incursioni via mare, decisero di lasciare il proprio paese natio per trasferirsi in luoghi più sicuri e fu così che la città perse quel posto primario che occupava nel Salento.
Molti terreni della zona circostante furono abbandonati e ciò causò la formazione di paludi, dove il rischio di contrarre la malaria si fece sempre più alto e nel 1800, la campagna otrantina che circondava i Laghi Alimini era squallida e deserta.
Esistevano solo poche masserie, alcune delle quali erano abbandonate tre quarti dell'anno, a causa dei miasmi che esalavano dalle paludi.
Nella seconda metà dell'800 vennero effettuate importanti opere di bonifica e le paludi lasciarono spazio a terreni coltivabili, venne ripresa l'agricoltura e nel 1936, l'endemia malarica ad Otranto e nelle zone limitrofe scomparve del tutto.
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