Popolazione: 3980
Superficie: 480 Kmq
Densità: 81
Accessibilità: Il comune di Carpignano salentino dista 26 km da Lecce e si può raggiungere dalla strada provinciale Lecce – Maglie.
Prendere l’uscita per Martano e poi raggiungere comodamente Carpignano.
Indirizzo comune di Carpignano salentino: P. Duca D’Aosta
Tel.: 0836 – 580406
Carpignano Salentino si trova nel Salento in provincia di Lecce.
È uno dei più piccoli paesi, per densità demografica, del Salento.
Fa parte della Grecìa salentina, lembo di Salento che custodisce una cultura di derivazione greca.
Ha una lunga storia antica, che parte dal tardo neolitico, passando per le epoche messapica, romana e bizantina, fino ad arrivare al XIII sec., a cui risale l’impianto attuale.
Molto bello è infatti il centro storico di forma ovoidale, che alla fine del XIX sec. è stato purtroppo privato delle strutture difensive medievali, ma ancora conserva diversi elementi che riportano a quel passato glorioso.
Il più antico documento in cui è menzionato il Casale di Carpignano è l’atto di donazione di re Carlo I d’Angiò, dello stesso insieme al casale di Copertino, a due suoi fedeli feudatari (da iscrizione descrittiva nel Mus.Ar.Ca.).
Successivamente il feudo passò a Ugo di Brienne e dopo a Giovanni d’Enghien, sotto il quele iniziò la fortificazione, con la costruzione del torrione, una torre su basamento tronco piramidale (documentato dalla stele in calcarenite, recante una scritta in greco che ne attesta la costruzione nel 1377, oggi conservata nel museo Castromediano di Lecce).
Nel XV sec., il feudo tramite Maria d’Enghien passò agli Orsini del Balzo e poi a Pirro del Balzo, duca di Andria e Venosa, quest’ultimo a causa delle scorrerie turche, unificò tutti i casali vicini a favore di Carpignano, al quale completò la fortificazione aggiungendo le mura con fossato e due porte come si evince della pianta del Pacichelli, nella sua grande opera “Il Regno di Napoli in prospettiva” (1703).
Durante la guerra d’Otranto Pirro sconfisse i turchi sulla piana di Cacorzo, dove oggi c’è la grande torre colombaia, costruita dalla stessa famiglia in quel periodo (dalle cronache del commissario del duca di Bari, A.D. 5 settembre 1480).
Rimasta inviolata dall’orribile invasione turca, offrì riparo a molte famiglie scampate al massacro, per tutto il periodo Borbonico.
Rimase cinta da mura fino alla fine del XIX sec., quando insieme ad altre città fortificate, incappò in un processo d'”ammodernamento”. Il torrione (secondo la tradizione orale) crollò e successivamente lasciò il posto al bellissimo palazzo Chironi.
Meltre il giardino fu acquisito dal duca Ghezzi per l’ampliamento del suo palazzo, mentre le macerie delle mura colmarono il fossato.
Comprende la frazione di Serrano, distante 1 km un piccolo centro dove si trova anche Hotel Sanlu, un albergo in cui consigliamo di soggiornare.
Dista circa 26 km dal capoluogo leccese in direzione sud sud-est e 10 km da Otranto e dalla costa adriatica della penisola salentina.
La località marittima più vicina è Torre Sant’ Andrea, con il suo locale serale più famoso il Babilonia che fà parte del comune di Melendugno.
Oggi Carpignano offre interessanti siti storici ai turisti:
Primo tra tutti la notevole Cripta bizantina di Santa Cristina, conosciuta anche come chiesa della Madonna delle Grazie, risale al X sec. ed è uno dei più antichi luoghi di culto pugliesi.
Interamente scavata nella roccia calcarenitica, costituisce un importante esempio dell’arte bizantina del Salento e conserva gli affreschi più antichi dell’Italia Meridionale, firmati e datati (Prenotare visita al +39 339 4402579).
Il santuario di Maria SS della Grotta, successivamente a un avvenimento riportato dalla tradizione orale, la quale narra, che il 2 luglio del 1568 al vecchio Frangisco Vincenti detto Lo Pace, che rifugiatosi in una grotta per un temporale, apparve in sogno una bella signora, la quale disse di essere la Madre di Dio e di volere un tempio, proprio in quel luogo, promettendo protezione.
Il giorno dopo, in quella grotta fu ritrovata, tra le macerie, una raffigurazione bizantina di Maria.
Il popolo gridò al miracolo e il luogo divenne meta di pellegrinaggio.
In breve tempo (tre anni) fu costruito, il santuario Mariano più grande dell’intera Puglia con annessa abazia, grazie alle ingenti donazioni raccolte e poi amministrate dall’allora diacono Annibale di Capua, che divenne primo abate di Maria SS della Grotta (prenotare visita al +39 377 239 3974 ).
La torre colombaia, Palumbaru in dialetto locale, con i suoi 12 mt di altezza e i 62 di circonferenza è la più grande tra queste strutture.
Al suo interno sorge un’altra torre quadrangolare entrambe con migliaia di cellette ospitano altrettante coppie di colombi torraioli.
L’architrave della piccola porta posta in direzione sud;
sud-est, reca lo stemma araldico della famiglia Del Balzo-Acquaviva, attestando la proprietà al feudatario Bernardino del Balzo e alla moglie Isabella Acquaviva.
La torre era destinata all’allevamento dei colombi, per un continuo approvvigionamento di carne, oltre che una fondamentale fonte per la raccolta della colombina, contenuta nel guano, ottimo fertilizzante nonché elemento fondamentale nella concia delle pelli (visitabile solo esternamente).
La Chiesa parrocchiale dedicata a Maria SS Assunta, sorge su un edificio presidente, i lavori di ricostruzione dell’intera chiesa, della quale tuttavia non furono completati la facciata e il campanile, si conclusero nel 1709.
Del vecchio edificio si conservano il pregevole fonte battesimale e tre altari minori.
Di notevole interesse è il mosaico pavimentale realizzato dal noto mosaicista Giuseppe Peluso nel 1886. Mentre nel presbiterio sono conservati gli stalli del coro.
Il seicentesco portale d’ingresso, è stato finemente scolpito dal maestro Placido Buffelli e fiancheggiato da due angeli a braccia intrecciate sul petto (il monumento è aperto tutti i giorni fino all’ora della Messa serale).
La Chiesa dell’Immacolata, fu edificata su un presidtente luogo di culto, intorno alla metà del secolo XVIII, come sede dell’omonima Confraternita, riconosciuta con decreto di Ferdinando IV di Borbone del 1777.
Alla costruzione contribuì con una donazione di ben duemila ducati il nobile Nicola Spiri, il cui stemma familiare è riprodotto sul portale e sull’intradosso della volta.
La realizzazione dell’altare maggiore, attribuito allo scultore e architetto alessanese Emanuele Orfano è del 1790, recante una tela raffigurante l’Immacolata datata 1842.
Di notevole pregio sono gli stalli per i confratelli situati lungo il perimetro dell’aula (prenotare visita al +39 329 148 7705)
Il Mus.Ar.Ca (museo archeologico carpignanese), custodisce un’importante fetta della memoria storica del Salento.
Esso raccoglie i reperti ritrovati durante le attività archeologiche del territorio.
Un percorso obbligato con una serie di pannelli illustrativi da origine ad un racconto di una storia lunga oltre 6000 anni, che ha inizio con le ceramiche neolitiche dell’insediamento preistorico.
Bellissima è la fedele ricostruzione della tomba a grotticella, del periodo neolitico ritrovata fortuitamente a Carpignano in via Pasquale Pasca nel 2001.
Questa ha dato il via ad una serie di studi che hanno permesso la ricostruzione della storia del luogo dal neolitico al meioevo.
La datazione delle ossa della sepoltura, calcolata dall’Università del Salento con il moderno metodo al radiocarbonio, pone infatti, la sepoltura a cinquemila anni prima di Cristo. Il Mus.Ar.Ca. custodisce buona parte del corredo funerario e molti altri ritrovamenti durante altri scavi occasionali nel centro storico del paese, completando così la storia del piccolo centro fino ai giorni nostri (per visite chiamare il +39 333 424 0490)
Un frantoio ipogeo di Piazza Madonna delle grazie, recupato recentemente e reso visitabile.
La guida Egidio Catullo, volontario e appassionato di civiltà contadina, accompagna il visitatore in un mondo che ormai non c’è più (per visite chiamare il +39 339 843 5151)
Il centro storico è un luogo che seduce i viaggiatori in cerca di tranquillità e bellezza, qui il tempo sembra essersi davvero fermato. Custodisce un patrimonio storico e architettonico molto singolare, dove il turista si immerge in una sorta di teatro a cielo aperto visitando chiese, palazzi, antiche mura cittadine, torri, musei e molto altro.
Inoltre dopo il tramonto può ammirare “Effimera” un grande progetto di reminescenza collettiva, che celebra ciò che caratterizzò la mitica permanenza dell’Odin Teatret nell’estate del ’74, la quale diede il via al grande movimento salentino della riappropriazione della tradizione popolare.
Alcune iconiche foto di Tony D’Urso, il fotografo ufficiale della permanenza, compaiono la sera sui muri delle case nel centro di Carpignano, per solleticare la curiosità dei passanti. Effimera, esalta quei “luoghi” hanno ospitato una della pratiche teatrali più innovative e tradizionali al tempo stesso, il baratto culturale, che gli attori dell’Odin Teatret misero in atto, scrivendo uno dei più belli capitoli della storia del Teatro (visibile solo di sera).
La citazione delle informazioni turistiche e culturali è a cura di Antonio D’Ostuni.
Carpignano salentino è famoso anche per la celeberrima Festa te lu Mieru.