Musica del Salento

Le migliori canzoni popolari salentine

La Musica popolare salentina

La musica popolare del Salento, ed il ballo della pizzica salentina, rivestono un ruolo particolare nella tradizione locale, essendo espressione della cultura e della storia di questo popolo.

Vi indichiamo queste utili informazioni per iniziare la vostra conoscenza della musica popolare salentina.

Ecco alcuni approfondimenti:

le canzoni di pizzica più famose

le canzoni d’amore salentine

le più belle melodie in griko

 

musica popolare salentina

Le Canzoni popolari salentine più famose

Ecco qui elencate le canzoni di musica popolare salentina più famose ed ascoltate, e sono comprese anche quelle d’amore:

Stornelli salentini

Altri video di canzoni in lingua grika li trovate sul nostro blog di approfondimento.

Canzoni del folk leccese anni '80

Brani interpretati da Bruno Petrachi indimenticabile artista di folk leccese, ripresi poi dal figlio Enzo Petrachi.

La Pizzica salentina

La pizzica-pizzica è il ballo e la musica tradizionale del Salento e della Terra d’Otranto e fa parte della famiglia delle tarantelle.

È caratterizzato dal suono del tamburello, un tamburo a cornice con pelle di capra e sonagli tipico del territorio.

Non si hanno notizie certe sull’origine, vi sono delle ipotesi che la farebbero risalire ai culti dionisiaci molto comuni nell’area del Salento, ma le prime attestazioni scritte risalgono alla fine del XVIII sec.

Le tradizioni coreutiche salentine sono tre:

  • la “pizzica-pizzica” ballo ludico o ballo della festa, che si balla in coppia

  • la “scherma” un ballo di sfida tra uomini o duello devozionale

  • il “ballo curativo” proprio del rito del tarantismo.

La musica per tutte tre le forme è simile, ma non la stessa.

La pizzica-pizzica nell’immediato dopoguerra ha subito un periodo di abbandono, dovuto alla grande ondata migratoria del tempo e alla conseguente frenetica adesione alla modernizzazione.

Inoltre la musica lo collegava al rito del tarantismo, fenomeno del quale, chi era stato interessato, anche indirettamente, tentava rimuovere il ricordo.

Successivamente a questo periodo di abbandono, intorno al 1990, quando iniziò l’interesse del recupero della tradizione, per necessità di spettacolo fu “reinventata” dal teatrante Giorgio di Lecce, la sua compagna Cristina Ria ed il gruppo “Arakne mediterranea”, partendo da quel poco che si poteva apprendere dalla festa di San Rocco a Torrepaduli, “… ha elaborato, con scarsa conoscenza delle forme tradizionali della pizzica-pizzica salentina, una esagerata drammatizzazione danzata della seduzione…” (G. M. Gala).

Questa forma di ballo dai ricercatori è chiamata neo-pizzica, perché è un ballo nuovo ispirato al ballo originario.

Da quel momento il fenomeno neo-pizzica fu dilagante, in quanto questa nuova forma di ballo si è dimostrata da subito adatta per lo spettacolo ed era inoltre facilmente reperibile, mentre il recupero del ballo tradizionale aveva bisogno di una mole di lavoro non indifferente.

Infatti la neo-pizzica fu adottata per pubblicizzare eventi, dai gruppi di riproposta per intrattenere il pubblico e nei grandi eventi.

Intanto i ricercatori continuarono a lavorare per raccogliere gli ultimi frammenti e metterli insieme, ricostruendo il grande mosaico del ballo tradizionale.

Oggi abbiamo due forme di ballo:

uno tradizionale, molto vicino a quello originario, garbato e distinto che rispetta le rigide regole del passato

e l’altro molto spettacolarizzato.

Oggi la neo-pizzica (chiamata da tutti pizzica) la vediamo nel festival della Notte della Taranta, nelle feste estive e nei filmati promozionali per turisti, mentre quello originario è praticato dagli amatori nelle piccole festicciole e nelle ronde spontanee nei dopo festa estivi.

La scherma è un “duello ballato devozionale”.

Originariamente la “scherma col coltello” e la “scherma agro-pastorale” o ”scherma col bastone” erano i duelli del popolo, molto praticati durante il Regno di Napoli fino a diventare un vero e proprio problema di ordine pubblico, che nonostante fosse proibito, durò fino al ventennio fascista.

Quando le pene divennero più pesanti si cominciarono a escogitare degli espedienti, veri e propri duelli senza armi mascherati da ballo, una trovata per non incorrere nelle pene previste dalla legge.

Ma anche durante questi “duelli ballati”, quando si scaldava l’atmosfera comparivano i coltelli e la situazione degenerava, così anche questi poi vennero mal sopportati dai tutori della legge e allora si cominciarono a praticare durante le feste, come un rito devozionale.

Nel Salento si è da sempre praticata durante la festa di San Rocco a Torrepaduli, rimanendo intatta fino ai giorni nostri.

Si può ancora ammirare la notte tra il 15 e 16 agosto a nella piccola frazione di Ruffano.

La musica e il ballo curativo

Il Tarantismo era una pratica coreutico-musicale per il trattamento di alcuni disturbi, che la credenza popolare li riteneva la conseguenza del morso di un ragno, il quale nel Salento viene chiamato “Taranta”.

Il più antico documento che testimonia il legame tra musica e taranta è il -Sertum Papale de Venenis- redatto, presumibilmente da Guglielmo di Marra da Padova nel 1362, il quale afferma che «coloro che sono morsi dalla tarantula traggono massimo diletto da questa o quella musica».

Il secondo a documentare per esperienza diretta questa connessione fu il medico di Mesagne Epifanio Ferdinando, vissuto nel XVII sec., il quale sostiene che il sudore prodotto dal ballo espelle le tossine del veleno.

Dopo loro tanti altri, si sono interessati al fenomeno, ma non possiamo dire quando sia iniziato l’uso della pizzica-pizzica o delle tarantelle in genere per la cura del tarantismo, perché non abbiamo fonti che lo attestino, come non possiamo dire se le tarantelle nascono prima come musica per ballo ludico o prima per ballo curativo.

Il lavoro più completo che oggi abbiamo è la ricerca etnografica nel 1959, finalizzata a verificare se il tarantismo fosse una malattia specifica o piuttosto, la manifestazione di un rito di passaggio.

L’ equipe guidata da Ernesto de Martino fece alcune interviste a donne e uomini morsi dalla taranta, o famigliari e assistette in prima persona al rito dei tarantati, seguendo finanche il pellegrinaggio alla cappella di San Paolo in Galatina, ritenuto il protettore dei tarantolati, registrando e filmando tutto.

Il resoconto scientifico fu pubblicato nella “Terra del rimorso” edito da Il saggiatore nel 1962, un libro che oggi è ancora molto usato dai ricercatori e nel documentario “la Taranta” di Gianfranco Mingozzi.

Oggi i turisti assistono a delle rievocazioni durante la festa dei Santi Pietro e Paolo a Galatina il 29 giugno, ma sono pure manifestazioni simboliche.

Salento.it ringrazia 

Antonio D’Ostuni, divulgatore di tradizione popolare

 

 

Perchè si chiama Pizzica?

La pizzica nasce come una musica terapeutica che si  suonava nelle case per liberare le “pizzicate” dal morso della taranta.

La Taranta era il ragno, denominato anche la tarantola, che durante il periodo della raccolta nei campi, poteva pizzicare le donne, sotto le vesti.

Da qui si evince la differenza fra Pizzica e Taranta.

Le Tarantate

Nel Salento, le “Tarantate”, erano delle donne che durante la stagione estiva, nei giorni del raccolto, talvolta venivano “pizzicate” dal ragno, la cosiddetta Taranta.

E con il morso, ecco la crisi:

  • forti dolori addominali
  • sensazione di spossatezza
  • necessità di restare a letto.

Le tarantate erano sedute in un ambiente oscuro della casa, giacevano su un lenzuolo bianco sul pavimento.

Tenendo in mano un fazzoletto di un colore simbolico: rosso, verde o blu.

Partiva la musica, la pizzica pizzica, rappresentata da un violino, una fisarmonica e un tamburello, strumenti tipici della cultura salentina.

I suonatori intonavano le prime note di questa tarantella, e la tarantata iniziava ad agitarsi, si alzava, si rotolava a terra, con movimenti convulsi e volti a eliminare il veleno del morso della Taranta.

Ogni 28 e 29 giugno le tarantate salentine erano “portate” il giorno di San Pietro e Paolo, a Galatina.

Nella cappella di San Paolo “le tarantate” venivano portate, per bere l’acqua del pozzo, in modo da ritrovare la guarigione.

Le pizzicate dalla Taranta chiedono la grazia al Santo, e dopo la fine di una danza frenetica, si liberano.

Qui potete trovare vari approfondimenti:

un documentario denominato La Terra del Rimorso,

le origini del tarantismo 

le tarantate a Galatina