Torre Sant’ Andrea è una marina di Melendugno, che si trova nel Salento, tra Torre dell’orso e Otranto, in provincia di Lecce.
E’ una piccola località turistica della regione Puglia, con un porticciolo sul mare Adriatico e si presenta con una bella spiaggetta ed i suoi celebri faraglioni, oltre a anfratti ed incantevoli piccole grotte.
Per le vostre vacanze a Torre San’Andrea vi potrete accorgere che la località gode di un mare che varia da un verde smeraldo al blu cobalto.
Nelle vicinanze di Sant’Andrea, vi consigliamo di trascorrere le vacanze presso:
Se volete inoltre scoprire le bellezze naturalistiche della campagna salentina potete affittare una camera presso le Masserie dell’entroterra della Grecia salentina per godere di colori e natura incontaminata.
A Torre Sant’Andrea si elevano alcuni faraglioni detti:
“Lu Pepe”
“Colonnina”
“Giardinetto” e la “Punticeddha”.
I Faraglioni di Torre Sant’Andrea e sono un’opera d’arte della natura.
La roccia bianca che si incontra con il mare cristallino danno vita ad un tratto di costa meraviglioso, ed è uno dei luoghi più visitati della Puglia.
Di tutti i faraglioni, uno dei più suggestivi l’Arco degli Innamorati che nelle giornate di mare piatto, offre un’esperienza unica, quella di nuotare in un mare cristallino.
Arrivare alla spiaggia di questa località turistica del Salento è semplice, basta percorrere a piedi la strada litoranea.
La spiaggia di Sant’Andrea si trova vicino al “Babilonia” il celebre locale che ha coniato il famoso slogan:
“Salentu – lu Sule lu Mare lu Ientu”.
Il Babilonia è bar, pizzeria di giorno, e pub di notte con concerti live musicali che allietano le serate estive.
Altri approfondimenti su come raggiungere la spiaggia e i Faraglioni di Sant’Andrea nella marina di Melendugno, li trovate visitando i nostri video su Youtube e Facebook @Salento.it
01/06/2026 al 30/09/2026
320 recensioni
La marina di Torre Sant’Andrea è da tutti conosciuta per i suoi faraglioni, ormai famosi in tutta Europa, una vera opera d’arte della natura, modellati dalla forza erosiva del mare.
Questi si trovano a nord del faro, a ridosso della “punta te lu Pepe”, la quale da inizio alla baia del Bastimento e termina con l’arco de’ “la colonnina”.
Questa baia è un vero paradiso, l’alta falesia si staglia a picco su un mare dai colori stupendi e acque cristalline.
La si può raggiungere in barca o da una ripida scala che termina direttamente in acqua, questa scala ha una storia che ha dell’incredibile, ancora oggi viene raccontata dagli anziani proprio per la sua natura eccezionale.
La scala del Bastimento fu scavata a mano in una notte, perché una nave, un “Bastimento” per l’appunto, si arenò nella baia mentre navigava sottocosta durante la seconda guerra mondiale, quando per questioni di sicurezza le segnalazioni luminose di terra erano spente, una manovra sbagliata provocò il disastro.
Per poter salvare il prezioso carico di grano, che la nave trasportava, fu costruita dal nulla, a colpi di piccone, una scala che permise di raggiungere il bastimento ai tanti volontari accorsi dai paesi vicini, che diedero una mano per scaricare.
Scaricarono tanti scacchi quanti bastarono alla nave di disincagliarsi e riprendere il mare aperto.
Il grano e le merci scese a terra, furono trasportate nel porto di Otranto, dove furono reimbarcate tutte.
Ancora oggi quella baia è conosciuta come la “baia del Bastimento” e la scala invece viene chiamata la “scala del paradiso”, perché scendendola si raggiunge un vero paradiso.
citazione Antonio D’Ostuni
La marina di Sant’Andrea è un piccolo borgo di pescatori, una pittoresca caletta circondata da una modesta falesia con numerosi anfratti, formano un porticciolo naturale che nei secoli è stato rifugio di una piccola comunità rupestre.
Il nome deriva una chiesa rupestre dedicata a Sant’Andrea, con molta probabilità di rito greco, che risale al basso medioevo.
Si hanno notizie della chiesa fino alla seconda metà del Seicento, fino a quando si celebravano le messe per i pescatori del posto.
Purtroppo oggi di questo luogo di culto non è rimasta nessuna traccia.
A protezione del porticciolo sorgeva su un promontorio un’antica torre di avvistamento, sostituita agli inizi del XX sec. da un faro, costruito sulle rovine della sentinella del mare.
La costruzione del faro si rese necessaria intono al 1932, per indicare le secche di Missioezza al largo degli Alimini, al traffico navale del XX sec.
La piccola comunità ha sempre vissuto isolata, con la sua vita fatta di mare, rituali e credenze che generavano leggende che hanno attraversato i secoli, come quella della “striara” (strega) che viveva nel piccolo borgo rurale.
Si narra che tanto tempo fa, una donna arrivò nella piccola baia di Sant’Andrea, si stabilì in una delle piccole grotte per vivere sola lontano da tutti.
Era bellissima con i suoi capelli corvini e il suo sorriso folgorante.
Si diceva che era una “striara” e che se qualcuno avesse incrociato il suo sguardo sarebbe stato trasformato in una statua di legno.
I pescatori avevano paura a guardarla anche se erano attirati dalla sua bellezza e dal suo sorriso.
In quel piccolo porticciolo, dove lei si aggirava giorno e notte, non riuscivano a lavorare, sistemare le reti e riparare le barche, senza correre il pericolo di incontrarla.
In poco tempo, furono limitati quelli che non erano stati trasformati in pezzi di legno e i pescatori non si recavano più alla spiaggia per prendere le barche.
La paura era tanta e presto lo sconforto si impossessò delle loro anime. La loro disperazione fu ascoltata oltre il canale d’Otranto, dove sull’altra sponda viveva un mago buono e giusto. Il quale pensava che la magia doveva essere messa a disposizione per il bene degli uomini e non per fare del male.
Così decise di andare in soccorso dei poveri pescatori. Si travestì da marinaio e approdò nella piccola baia.
La striara, vedendolo, subito pensò “ecco un altro pezzo di legno da mettere insieme agli altri.
Ecco un altro bastone che mi aggiungerà ancora tanti anni di vita”. Gli andò incontro attraversando la piccola spiaggia coperta da soffici alghe, che il mare raduna lì da sempre. “Vieni nella mia grotta a rinfrescarti un po’.
Vieni ti offrirò del buon vino di Borgagne e ti riposerai all’ombra del canneto”. E proprio mentre versava il vino nel bicchiere, il mago alzando il suo bastone e proferendo una formula magica, trafisse la striara.
Un urlo si sentì risuonare per tutto il piccolo borgo e i pescatori ripresero le loro sembianze e felici rientrarono nelle loro case.
Antonio D’Ostuni – divulgatore di tradizione popolare